Se non ti esplode dentro a dispetto di tutto, non farlo. A meno che non ti venga dritto dal cuore e dalla mente e dalla bocca e dalle viscere, non farlo. Se devi startene seduto per ore a fissare lo schermo del computer o curvo sulla macchina da scrivere alla ricerca delle parole, non farlo. Se lo fai solo per soldi o per fama, non farlo. Se lo fai perché vuoi delle donne nel letto, non farlo. se devi startene lì a scrivere e riscrivere, non farlo. Se è già una fatica il solo pensiero di farlo, non farlo. Se stai cercando di scrivere come qualcun altro, lascia perdere. Se devi aspettare che ti esca come un ruggito, allora aspetta pazientemente. Se non ti esce mai come un ruggito, fai qualcos’altro. Se prima devi leggerlo a tua moglie o alla tua ragazza o al tuo ragazzo o ai tuoi genitori o comunque a qualcuno, non sei pronto. Non essere come tanti scrittori, non essere come tutte quelle migliaia di persone che si definiscono scrittori, non essere monotono o noioso e pretenzioso, non farti consumare dall’auto-compiacimento. Le biblioteche del mondo hanno sbadigliato fino ad addormentarsi per tipi come te. Non aggiungerti a loro. non farlo. A meno che non ti esca dall’anima come un razzo, a meno che lo star fermo non ti porti alla follia o al suicidio o all’omicidio, non farlo. A meno che il sole dentro di te stia bruciandoti le viscere, non farlo.quando sarà veramente il momento,e se sei predestinato, si farà da sé e continuerà finché tu morirai o morirà in te. Non c’è altro modo. E non c’è mai stato.”
(Charles Bukowski)
- E così vorresti fare lo scrittore? | Jujol cultura e spettacolo
Tanto per cominciare si dovrebbe iniziare morendo, e così il trauma è già bello che superato. Quindi ti svegli in un letto di ospedale e apprezzi il fatto che vai migliorando giorno dopo giorno. Poi ti dimettono perchè stai bene, e la prima cosa che fai è andare in posta a ritirare la tua pensione, e te la godi al meglio. Col passare del tempo, le tue forze aumentano, il tuo fisico migliora, le rughe scompaiono. Poi inizi a lavorare, e il primo giorno ti regalano un orologio d’oro. Lavori quarant’anni finchè non sei così giovane da sfruttare adeguatamente il ritiro dalla vita lavorativa. Quindi vai di festino in festino, bevi, giochi, fai sesso e ti prepari per iniziare a studiare. Poi inizi la scuola, giochi con gli amici, senza alcun tipo di obblighi e responsabilità, finchè non sei bebè. Quando sei sufficientemente piccolo, ti infili in un posto che ormai dovresti conoscere molto bene. Gli ultimi 9 mesi te li passi flottando tranquillo e sereno, in un posto riscaldato con room service e tanto affetto,senza che nessuno ti rompa i coglioni. E alla fine abbandoni questo mondo in un orgasmo. Woody Allen
- Cose Dal Mio Mondo
Bansky, graffiti per la pace Storia dell’artista inglese che ha trasformato il muro di Gaza in una vera e propria galleria d’arte Un poliziotto che svela un paradiso perduto, una bambina con le trecce che aggrappata a dei palloncini vola lontano, bambini che giocano con paletta e secchiello su una spiaggia tropicale. Sotto, macerie e donne velate. Momenti di vita che soddisfano l’aspirazione di trasformare il Muro di Gaza in una vera e propria galleria d’arte. Un’aspirazione di vecchia data e di non difficile attuazione, per chi già appende clandestinamente le sue opere alla Tate Gallery, al British Museum o al Louvre, ricercato in tutta l’Inghilterra per le sue imprese artistiche e ribattezzato volgarmente «il terrorista dell’arte».
- Bansky, graffiti per la pace - Il cassetto
Alessandro Baricco Data di pubblicazione: 27/04/99 BLOOMINGTON (Indiana)
Tutto è iniziato qualche mese fa, ad agosto. Compro il New York Times e ci trovo il Magazine con in copertina un bellissimo ritratto fotografico di Raymond Carver. Occhi fissi nell’ obbiettivo ed espressione impenetrabile, esattamente come i suoi racconti. Apro la rivista e trovo un lungo articolo firmato D.T. Max. Diceva cose curiose.
- OceanoMare ___ Alessandro Baricco :: L’uomo che riscriveva Carver
Nel giugno del 2003, all’età di 32 anni, ho girato per qualche giorno la Polonia, da solo, per concludere il capitolo di una relazione amorosa di due anni con una giovane donna nata a Cracovia. Fu un modo per lasciarla: scoprendo la città in cui era cresciuta. In Polonia avevo una piccola videocamera con me. Di tanto in tanto, raramente, riprendevo delle immagini. Fu il caso per Auschwitz.
- Nazione Indiana » » E’ qui la festa?
Divenite plastico. Poi esplodete. di Luis de Miranda traduzione di Laura Toppan Un libro uscito di soppiatto lo scorso marzo, intitolato Che fare del nostro cervello?, esprime un concetto ‘politico-neuronale’ che potrebbe divenire la parola-chiave del prossimo decennio: plasticità. O quando il nostro cervello ridiventa dinamite. Altolà: tutti quelli che si disperano, perché non credono più in una possibile rivoluzione all’interno del nostro nuovo mondo concentrazionario, aspettino prima di suicidarsi. Un barlume di speranza sembra ancora permesso, e non arriva né dalla Cina né da Cuba, ma esplode dall’interno del nostro cervello.
- Divenite plastico. Poi esplodete.
Parto da un’interessante intervista a Uto Ughi pubblicata su Mentelocale per scrivere di un tema che mi è stato sempre molto a cuore: l’insegnamento della musica nelle scuole. Il Maestro Ughi dice: Quello che invece servirebbe davvero è un’istruzione musicale vera nelle scuole - in questo senso l’Italia è uno degli ultimi paesi al mondo
- Passaggio notturno: La musica a scuola#links
Quando prendo un aereo per tornare a casa, passo tutto il tempo del volo ad ascoltare il rumore della fusoliera che fende l’aria e ho continuamente la tentazione di fermare una di quelle hostess sempre sorridenti e rassicuranti e chiedere “è normale? Questo rumore, dico. È normale?”. O anche: “perché ondeggiamo? È normale ondeggiare?”. Oppure: “può dire al passeggero davanti a me di smetterla di pasticciare la guarnizione del finestrino?”.
- Come diventare il mio cane
Dalla facile divulgazione del Tg1 di Gianni Riotta a Beppe Grillo che i media li frega da solo, passando per il pruriginoso della censura e le nuove grammatiche del web. Perché il circolo virtuoso della Rete si può inceppare, producendo meno valore del suo potenziale . Quattro pretesti recenti. Il primo. Il direttore del Tg1 Gianni Riotta, uno che dentro Internet ha maturato esperienze sconosciute alla maggior parte dei giornalisti italiani, sta provando a contaminare le notizie del telegiornale con gli spunti dalla Rete tutte le volte che se ne presenta l’occasione. Il risultato si nota, e non è poco, ma per ora non va molto oltre l’invito alla messaggistica compulsiva (“Scriveteci la vostra opinione”) o la divulgazione di bassa lega (“Il video più popolare del momento su YouTube è…”).
- Apogeonline - L’opportunità che stiamo perdendo